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La bruciatura perfetta delle teglie in ferro blu: guida pratica
La bruciatura perfetta delle teglie in ferro blu: guida pratica Cos’è una teglia in ferro blu e perché usarla Il ferro blu non è altro che un materiale grezzo e non trattato che viene commercializzato senza rifinitura alcuna, per cuocere soprattutto la pizza. La teglia in ferro blu non rilascia parti di nichel come avviene ad esempio nell’acciaio inox, ma, anzi, diffonde il calore del forno con la gradualità e la costanza necessarie per avere un prodotto ben cotto e croccante come vuole la tradizione. Si tratta quindi di uno strumento indispensabile per tutti gli amanti della pizza che desiderano ottenere un risultato invidiabile anche con altri prodotti da forno, quali pane, torte rustiche o dolci. Il nome è dato dal riflesso caratteristico dal tipico colore bluastro. Prima di utilizzarla attivamente per sfornare ottime pizze, però, occorre effettuare la cosiddetta bruciatura della teglia in ferro blu che non significa nulla di così complesso come si pensa. Ma richiede passaggi ben precisi. Perché è importante la bruciatura iniziale Parlando di “bruciatura” della teglia ferro blu, si comprende subito che occorre usare il calore, ma non solo. Queste teglie, in effetti, escono dal ciclo produttivo allo stato grezzo, come già detto, ma proprio per evitare che possano ossidarsi, vengono cosparse di oli atti a proteggerle dalla ruggine e altri attacchi da agenti esterni. Questo strato di olio va eliminato e sostituito successivamente con un prodotto di semi di girasole, in quanto il metallo non è affatto antiaderente, anzi. A ciò si può ovviare procedendo con la cosiddetta vetrificazione dell’olio, conferendo uno strato antiaderente naturale che sarà durevole nel tempo. Ma come bruciare una teglia blu? Come fare la bruciatura: procedura passo-passo Per capire come fare la bruciatura delle teglie in ferro blu occorre perciò partire da una pulizia iniziale dagli oli utilizzati a livello industriale, impiegando della semplice carta da cucina. Nel frattempo, bisogna far riscaldare il forno ad almeno 250 gradi. Una volta eliminata buona parte dell’olio, la teglia va inserita nel forno già caldo per circa una mezz’ora, fino a che non sia più visibile il fumo, quindi la si lascia raffreddare e si procede con una seconda passata di carta da cucina. La bruciatura della teglia in ferro blu deve quindi continuare con l’aggiunta di olio da cospargere su tutta la superficie partendo dal centro, senza però ristagni negli angoli. L’olio andrà applicato anche all’esterno, bordi inclusi. Ora inizia la vera e propria stagionatura della teglia in ferro blu, reinserendola in forno sempre per 25 minuti a 250 gradi. Attenzione, ancora una volta, alla presenza di fumo: quando non sarà più presente, vorrà dire che l’olio in eccesso è bruciato totalmente e si potrà estrarre e lasciar freddare. Non esiste un forno per la bruciatura di teglie ideale, vanno tutti bene purché si rispettino tempi e temperature. La patina antiaderente sarà ora ben visibile, ma occorre precisare che l’olio per la bruciatura delle teglie è sempre quello di semi, mai quello di oliva. E come trattare le teglie in ferro blu successivamente? Come si usa e si pulisce una teglia in ferro blu Adesso sarà possibile usare la teglia in ferro blu per pizze e lievitati eccellenti. Come è naturale, tuttavia, a seguito di ogni utilizzo si renderà indispensabile ripulirla. Trattandosi di un materiale con una sorta di patina antiaderente, la cura dovrà essere adeguata perché questa non venga mai raschiata via. La pulizia della teglia in ferro blu prevede perciò di evitare accuratamente detersivi troppo aggressivi e spugne abrasive, prediligendo al contrario la solita carta da cucina e, al massimo, un supporto in plastica per le macchie più resistenti. In alternativa, per incrostazioni da bruciature, si può usare acqua molto calda per ammorbidire quelle più ostinate, prima di “aggredirle” con gli strumenti già citati. Onde evitare problematiche, comunque, andrebbe evitato il contatto diretto con ingredienti particolarmente acidi come il pomodoro. Dovendo usare queste teglie in special modo per cucinare la pizza, naturalmente il pomodoro si impiegherà molto spesso quale condimento principe. Ma basterà prestare un po’ di attenzione per non rinunciare a questa base tipica. Come recuperare una teglia con ruggine La ruggine in una teglia di ferro blu non dovrebbe essere prevista, se l’operazione iniziale è stata effettuata nella maniera corretta. Soprattutto, la ruggine si evita non esponendo a umidità costante la teglia, asciugandola bene dopo ogni lavaggio. Nella malaugurata casualità, però, è bene sapere che la bruciatura sarà rimossa assieme allo strato di ruggine: occorre infatti utilizzare della carta vetrata, da strofinare fino a scorgere nuovamente la parte in ferro. A questo punto, per recuperare la teglia in ferro blu sarà sufficiente ripetere la procedura di bruciatura, non prima di aver dato una buona passata con un panno carta pulito sulla ruggine residua. Dove acquistare teglie in ferro blu e accessori per la bruciatura Trovare delle ottime teglie e prodotti correlati è piuttosto semplice, grazie a e-commerce come Vivi in Campagna. Qui è possibile acquistare anche tutto il necessario per trattare la teglia in ferro blu, nonché accessori imprescindibili. Tra questi, pale da pizza, termometri da forno e spatole per ottenere delle pizze buone come al ristorante, nonché tutte le ricette da forno che si desidera realizzare seguendo al propria creatività e i gusti in cucina. La selezione completa si trova nella sezione “Forni e Accessori" e la qualità di ogni prodotto è quella che vorremmo tutti nelle nostre case.
Per saperne di piùCome imbottigliare il vino
Come imbottigliare il vino Chi è appassionato di vino e ne ha fatto un business sa quanto l’arte della vinificazione richieda sacrificio, passione e dedizione in ogni step. Dopo essersi presi cura dell’uva, averla raccolta e fatta fermentare nel modo consigliato è il momento di far vedere la luce alla propria creazione: ecco una guida pratica su imbottigliamento del vino. Si tratta di una fase davvero importante perché solo eseguendola a regola d’arte si riuscirà a far conservare la bevanda nel tempo rendendola ancora più apprezzabile. Vediamo nella nostra guida tutto ciò che serve sapere sul topic, dai preparativi alle tecniche tenendo in considerazione il calendario dell’imbottigliamento del vino e quali attrezzature possono servire. Cosa fare prima di imbottigliare il vino? Ci sono alcuni passaggi da fare prima di procedere con l’imbottigliamento del vino. In primis bisogna assicurarsi che il prodotto sia stabile, pulito e pronto per essere trasferito. Ecco i nostri consigli: Controllare la limpidezza. La bevanda deve risultare priva di residui e sedimenti o se necessario si può intervenire con un’ulteriore filtrazione utilizzando cartoni filtranti specifici; Verificare l’acidità e la gradazione alcolica. Serve un’analisi approfondita e apposita per garantire che i parametri siano corretti così da avere una conservazione lunga; Preparare bottiglie e tappi. Le prime devono essere pulite e sterilizzate mentre i tappi in sughero o sintetici meglio sceglierli di ottima qualità; Scegliere il momento giusto. La tradizione richiede di consultare il lunario per imbottigliare nel periodo più idoneo. Come lavare le bottiglie prima di imbottigliare il vino La pulizia e l’igiene sono assolutamente fondamentali e per questo tra le attività di cui occuparci c’è il lavaggio delle bottiglie. Questo step preserva la salute dei consumatori, evitando l’alterazione della bevanda. Si parte risciacquando con acqua calda, così da eliminare polvere e residui. Poi si puliscono e sterilizzano prima di imbottigliare utilizzando una soluzione apposita. Quindi si risciacqua con acqua pulita ed infine si lasciano i contenitori ad asciugare prima di procedere. Qual è il periodo giusto per imbottigliare il vino? Secondo le tradizioni popolari e le credenze, la luna influenza la qualità del prodotto, ecco perché ancora oggi seguiamo il calendario per occuparci di questa delicata operazione: Quando imbottigliare il vino per renderlo frizzante. In questo caso si suggerisce di seguire il periodo legato alla luna crescente, ovvero nel primo quarto; Quando imbottigliare il vino rosso. Per ciò che riguarda i mesi il calendario suggerisce in primavera i frizzanti e giovani mentre in autunno i destinati a maturare ed evolvere. Con la luna piena si può procedere con qualsiasi tipologia, rossi inclusi. Quando imbottigliare il vino in damigiana. Secondo la tradizione il periodo consigliato va da gennaio ad aprile, preferendo giornate umide e senza vento seguendo il calendario con la luna “vecchia”. Quando imbottigliare il vino bianco. Ripetiamo ciò che è stato detto per i rossi, tra marzo e maggio è il range migliore per quelli più giovani cercando di scegliere giornate soleggiate e non troppo ventose. Quando è buona la luna per imbottigliare il vino? Secondo le tradizioni le fasi lunari possono influire sulla qualità del vino. È credenza comune che la luna crescente favorisca la rifermentazione diventando un’opzione ideale per chi produce vini frizzanti mentre quella calante è indicata per vini fermi aiutando la sedimentazione e migliorando la stabilità nel tempo. Ecco perché molti scelgono di seguire il calendario lunare per l’imbottigliamento; a farlo non sono solo viticoltori storici ma anche giovani imprenditori che abbracciano la tradizione portandola avanti. Ma cosa succede se si imbottiglia con la luna sbagliata? In realtà nulla di catastrofico; la scienza spiega che non ci sono riscontri effettivi di processi chimici influenzati in modo diretto. Dunque, è più una questione di tradizione popolare che, se non rispettato per motivi di forza maggiore, non va sicuramente ad influenzare il risultato finale. Cosa serve per imbottigliare il vino? Come accennato, è importante procurarsi tutto il necessario per poter imbottigliare il vino. Noi vi consigliamo: Tappi. Da scegliere in sughero o sintetici purché di buona qualità a seconda della tipologia di vino e delle tempistiche di conservazione; Cartoni filtranti. Da utilizzare per eliminare impurità prima dell’imbottigliamento; Confezioni per l’imballaggio. Ideali per garantire sicurezza delle bottiglie nel trasporto; Riempitrici. Facilitano lo riempimento sia in versione manuale sia nelle varianti professionali; Tappatrici. Così da chiudere ed evitare l’ossigenazione ulteriore della bevanda. Ora che conoscete tutti i segreti dell’imbottigliamento del vino, non vi resta che mettere in pratica i nostri consigli. Con i prodotti di Vivi in Campagna, il risultato sarà professionale e sostenibile. Scopri tutto il catalogo.
Scopri il nuovo configuratore di serbatoi in acciaio inox
Scopri il nuovo configuratore di serbatoi in acciaio inox Siamo felici di darti il benvenuto nel futuro dei serbatoi inox! Abbiamo aggiunto due incredibili novità sul nostro sito web. Queste nuove funzionalità sono state progettate per aiutarti ad ottimizzare i tuoi acquisti e semplificare la gestione dei tuoi progetti. Abbiamo creato il primo configuratore al mondo per la creazione di serbatoi personalizzati (fino a 12.000 litri)! Scegli la capacità, il fondo e i vari accessori in base alle tue specifiche esigenze. In modo veloce, semplice e intuitivo! Ecco come personalizzare e configurare il tuo serbatoio: 1. Clicca qui e scegli tra serbatoio Semprepieno o da Stoccaggio 2. Seleziona la tipologia di fondo che ti serve 3. Seleziona la capacità necessaria alle tue esigenze 4. Personalizza il tuo Serbatoio nel menù a destra, ti chiederemo le tue preferenze su: litri, portella, fascia refrigerante, valvola, coibentazione e regione di spedizione 5. Clicca su "Richiedi un preventivo" Riceverai il preventivo e il disegno tecnico personalizzato entro 24 ore! Guarda il nuovo spot online su YouTube!
Vinificazione: la guida completa
Vinificazione: la guida completa Che si tratti di passione o business, l’arte vinicola è fatta di tanti passaggi che danno modo di produrre alcune delle etichette e specialità più prestigiose. Potremmo definire la vinificazione come la trasformazione dell’uva in vino, un processo storico e tradizionale che muta nel tempo perfezionandosi. Conoscere fasi e tecniche di produzione del vino è importantissimo, non solo per i professionisti ma anche per i wine lover. Vogliamo fornire quindi una guida completa per scoprire cos’è la vinificazione, le sue fasi, le tecniche principali e tutti i passaggi per realizzare un vino di qualità. Se vuoi scoprire nel dettaglio come nasce un vino, leggi il nostro articolo dedicato: Come fare il vino. Cos’è la vinificazione Come accennato, il processo di vinificazione è quello che porta alla trasformazione del mosto d’uva in bevanda attraverso una serie di operazioni enologiche; per poter agire si lavora con i lieviti per vinificazione che trasformano gli zuccheri in alcol e anidride carbonica attraverso la fermentazione. Possiamo poi dividerla in base al tipo di produzione: Vinificazione in bianco: utilizzata per i vini bianchi, prevede la separazione delle bucce dal mosto prima della fermentazione; Vinificazione in rosso: usata per i vini rossi, avviene con la fermentazione del mosto a contatto con le bucce per estrarre colore e tannini; Vinificazione rosè: un processo intermedio tra bianco e rosso, con una breve macerazione delle bucce; Vinificazione passito: tecnica usata per i vini dolci, che richiede un appassitura delle uve prima della vinificazione; Vinificazione naturale: approccio che limita l’uso di additivi e punta a interventi minimi in cantina. Chiaramente ogni tipologia ha bisogno dei suoi strumenti per enologia e va scelta l’uva giusta per poter rispettare i regolamenti produttivi per ciascuna varietà. Quali sono le fasi della vinificazione A questo punto entriamo nel vivo, le diverse fasi della vinificazione per poter produrre la bevanda tra le più amate al mondo. Per prima cosa si deve raccogliere l’uva e con l’aiuto di un kit vendemmia si procede con la pigiatura utilizzando il torchio per vinificazione con cui i frutti vengono spremuti così da ottenere il mosto. Si parla poi di diraspatura, ovvero della separazione dei raspi dagli acini per evitare che ci siano inflessioni erbacee. C’è poi una fase di fermentazione alcolica con il supporto di lieviti per vinificazione che trasformano gli zuccheri in alcol e quindi la macerazione, particolarmente importante per la vinificazione in rosso ma non solo. Secondariamente l’acido malico si trasforma così da conferire un sapore meno aspro e più dolce alla bevanda. Si procede quindi con l’affinamento in botti d’acciaio, cemento o botti di legno e quindi con filtrazione e imbottigliamento. Come si vinifica il vino Come avrete compreso, la vinificazione è una vera e propria arte che va eseguita con attenzione perché i processi chimici avvengano nel modo migliore. Dopo aver selezionato le uve, per poter ottenere un risultato di qualità, vengono pigiate e diraspate così da acquisire il mosto e trasferirlo all’interno di un tino per vinificazione. La fermentazione è uno step imprescindibile: qui, i lieviti – naturali o selezionati – trasformano gli zuccheri in alcol, un passaggio che deve avvenire sotto un attento monitoraggio della temperatura per garantire una fermentazione regolare e priva di problemi. Solo in un secondo step si procede con la pressatura, mutando la tecnica a seconda della produzione: la differenza di vinificazione tra bianco e rosso si vede già da questi step e non solo nella scelta della tipologia d’uva di partenza. Il vino così ottenuto passa quindi alla fase di affinamento, dove matura in contenitori appositi, sviluppando complessità aromatica e carattere. Non dobbiamo dimenticare l’uso di strumenti quali filtri a piastre o filtri a sacco per rendere il vino adatto all’imbottigliamento: con l’impiego dei giusti accessori per vinificazione il risultato è a regola d’arte. Bisogna però considerare che, di anno in anno, la produzione cambia a seconda delle condizioni meteo e dunque il prodotto artigianale avrà caratteristiche organolettiche che mutano. Quali sono le principali tecniche di vinificazione Esistono diverse tecniche di vinificazione, ciascuna con le proprie caratteristiche. Tra le più comuni e diffuse c’è la criomacerazione che mantiene il mosto a basse temperature per poi estrarre aromi primari e freschezza. La macerazione carbonica, invece, viene consigliata per la produzione di vini giovani e fruttati. Qui la fermentazione degli acini interi avviene in un ambiente saturo di anidride carbonica. Altrettanto utilizzato il sur lies che prevede il contatto del vino con i lievi per poter ottenere una maggiore struttura e una migliore complessità del prodotto finale. Nasce in Francia e più precisamente in Borgogna ma ormai è una tecnica impiegata in tutto il mondo. Ultima opzione è quella del batonnage che implica il rimescolamento durante l’affinamento per arricchire la bevanda dandogli corposità e una profondità aromatica. Ora è più chiaro il processo con tutte le fasi di vinificazione e quali strumenti utili possono servire per poter produrre etichette di qualità. Vuoi approfondire ulteriormente? Scopri tutti i passaggi dettagliati su come si fa il vino. Scopri gli accessori per il vino di Vivi In Campagna La vinificazione è un’arte che combina tradizione e innovazione, permettendo di ottenere vini di qualità con caratteristiche uniche. Dalla scelta dell’uva fino all’imbottigliamento, ogni fase è fondamentale per esaltare aromi e sapori. Se vuoi iniziare a produrre il tuo vino o migliorare la tua tecnica, scopri la nostra selezione di attrezzature per vinificazione: torchi, filtri, fermentatori e molto altro. Acquista ora gli strumenti giusti per ottenere un vino perfetto!
Come fare la birra artigianale in casa
Come fare la birra artigianale Ghiacciata d’estate, ideale per l’aperitivo, per accompagnare una grigliata o una pizza: la birra è una bevanda alcolica che mette d’accordo proprio tutti. Bionda, scura o rossa, c’è l’imbarazzo della scelta ma la preferita è senza dubbio quella artigianale. Come si prepara? Per fare la birra artigianale in casa bisogna seguire alcuni step, procurarsi il kit con tutto il necessario e conoscere le giuste dosi degli ingredienti ma non è così complicato: bastano pochi accorgimenti per iniziare a gustare una bevanda handmade. Con i nostri consigli scoprirai tutto ciò che è necessario acquistare, i passaggi da fare e la soluzione migliore tra un kit completo base e l’attrezzatura professionale. Cosa serve per fare la birra in casa Chi desidera produrre birra artigianale in casa prima di tutto deve disporre dell’attrezzatura per birra artigianale. Un elemento imprescindibile è un fermentatore: si tratta di un contenitore ermetico dotato di gorgogliatore, utile per monitorare la fermentazione. Nel nostro catalogo di fermentatori ne trovi di diverse tipologie e capienze per andare incontro alle necessità. Sarà poi necessario un impianto per birra artigianale base composto da una pentola per il mash, uno scambiatore di calore per raffreddare il mosto, un densimetro per misurare la densità e un sifone per travasare il liquido evitando contaminazioni. Chi è alle prime armi dovrebbe preferire un kit per birra artigianale poiché contiene al suo interno tutto ciò che è necessario per il processo mentre chi è già un pro ha a disposizione soluzioni top di gamma. Ricordiamo che tra tutti gli step la pulizia è fondamentale: ogni strumento deve essere igienizzato a fondo evitando che i batteri possano entrare in contatto con la bevanda. Quanto costa produrre birra artigianale? Il costo per fare birra artigianale varia a seconda della materia prima, della quantità e dell’attrezzatura. Un kit per birra artigianale da principianti ha un range tra i 50 e i 150 euro, un impianto per birra artigianale professionale può superare i 500 euro. Considerati poi i costi delle materie prime tra cui malto, luppolo e lievito, il costo per litro di birra fatta in casa si aggira tra 1 e 2 euro. Dopo l’investimento iniziale quindi, il guadagno economico sembra davvero interessante. Chiaramente per poterla vendere bisogna poi superare controlli HACCP e altri check legati all’etichettatura. Come si realizza la birra: gli ingredienti necessari Ogni birra artigianale nasce dal mix tra ingredienti di qualità, tra gli indispensabili ci sono: Orzo. Si utilizza solitamente nella variante d’orzo distico ideale per garantire una buona conversione degli zuccheri. Può essere chiaro, caramellato o tostato a seconda dello stile desiderato; Malto. La quantità dipende dalla gradazione e dallo stile della bevanda che si desidera ottenere. Solitamente per una versione classica servono 4-5kg di malto per la produzione di. circa 20 litri; Luppolo. È il segreto per l’aroma e aggiunge un tocco di amaro. Solitamente per ogni litro vengono richiesti tra i 2 e i 5 grammi; Zucchero. Nella fase di carbonazione e quindi della frizzantezza vengono impiegati circa 100-150 grammi di zucchero per l’imbottigliatura di 20 litri. Cosa serve per produrre e vendere birra? Se la birra artigianale non vuole essere solo un hobby ma diventare un business è importante seguire le procedure indicate sui siti ufficiali legati alla vendita e somministrazione di bevande a partire dall’autorizzazione sanitaria e dalla registrazione presso gli enti competenti. Il laboratorio dovrà rispettare standard igienici precisi e disporre di un impianto adeguato alla produzione; anche l’etichettatura è regolamentata e dovrà indicare informazioni quali la denominazione del prodotto, il grado alcolico, la quantità netta e gli ingredienti. Maggiori controlli vengono poi effettuati per le diciture gluten free destinate a soggetti celiaci. Si può fare la birra fatta in casa senza kit? Se i principianti apprezzano la vendita di kit per fare la birra in casa, è possibile produrre birra artigianale anche senza kit. Bisogna conoscere il processo e talvolta fare un investimento un po’ più importante per quanto riguarda l’attrezzatura ma bastano poche attenzioni nelle fasi produttive per poter ottenere una bevanda dal gusto unico. Produrre birra artigianale in casa è un percorso interessante per gli amanti della bevanda e aspiranti imprenditori: bisogna conoscere nel dettaglio ogni step e gli ingredienti giusti ma in pochi passaggi si potrà ottenere una preparazione gustosa a base di luppolo e malto.
Come diventare apicoltore
Come diventare apicoltore: cosa occorre e curiosità sull’attività Se dovessero estinguersi, sarebbe un vero problema per l’intero ecosistema: ecco perché sempre più persone scelgono di intraprendere l’attività di apicoltura per poter garantire un futuro alla specie e di conseguenza all’intera umanità. Oltre a ciò, però, e al contatto diretto con la natura, ad interessare è l’opportunità di business. Ma come diventare apicoltore? Quali sono le attrezzature per apicoltore che non possono mancare? Scopriamo insieme, dall’abbigliamento alle arnie complete tutto ciò di cui si ha bisogno. Cosa occorre per diventare apicoltore Partiamo subito dalle basi: per diventare apicoltore bisogna formarsi adeguatamente studiando e partecipando a corsi ma è altrettanto fondamentale procurarsi tutto il necessario per operare in modo sicuro Ecco cosa occorre per diventare apicoltore e svolgere questa professione: Abbigliamento idoneo. La sicurezza è fondamentale quando si lavora con le api. Per evitare punture, è indispensabile scegliere divise adeguate che comprendano una tuta protettiva, guanti e un velo per proteggere il viso; Arnie complete. Considerata dagli insetti una vera e propria casa, se scelte in modalità completa includono tutti i componenti essenziali, tra cui i telai, il coprifavo e la rete antivarroa; Attrezzatura base. Per gestire le api e lavorare con il miele è importate avere a disposizione l’affumicatore, che calma gli insetti, il leva-favi per manipolare i telai senza danneggiarli, e il raschietto per pulire le arnie. Non dimenticare di acquistare gli strumenti giusti per iniziare subito! Acquista le attrezzature professionali Vivi In Campagna! Quanto costa diventare un apicoltore Secondo le stime, una persona che desidera iniziare la propria attività di apicoltura deve mettere in conto una spesa iniziale che varia tra i 5000 e i 20.000 euro a seconda delle attrezzature, del terreno e del costo degli alveari stessi. Quante arnie ci vogliono per vivere di apicoltura? Se per autoconsumo il limite stabilito è di 10 arnie a testa, le cose cambiano quando si parla di attività commerciale. Per vivere di apicoltura e quindi occuparsi esclusivamente di api e arnie bisogna prendere in esame le situazioni ambientali e altri parametri. Si parla di un limite tra le 30 e le 40 arnie per postazione per non sovraffollare la zona e garantire una produzione qualitativamente elevata. Acquista ora arnie professionali per la tua attività commerciale! È fondamentale tenere conto che l’apicoltura non produce un reddito continuativo durante tutto l’anno: il periodo di raccolta principale è la primavera e l’estate, mentre in autunno e inverno le api producono meno. Un professionista deve anche pianificare la rotazione delle postazioni per ottimizzare le produzioni e sfruttare al meglio le risorse floreali disponibili. Quanto terreno serve per allevare le api? Come spiegato nel dettaglio per poter avviare un’attività di apicoltura ci sono dei limiti minimi da considerare ed è quello di 0,25 ettari contigui combinati con 20 metri minimi di larghezza e una distanza che può oscillare fino a 5 metri da altre colture posizionate nella zona in cui vengono impiegati agrofarmaci. Cosa fa un apicoltore in inverno? Anche se l’inverno potrebbe sembrare un periodo meno attivo, l’apicoltore non si ferma. Durante il periodo più freddo il compito principale è assicurarsi che le colonie abbiano le condizioni ideali per sopravvivere al freddo e arrivare in primavera in buona salute. Si dovranno ispezionare gli alveari con regolarità, controllando che siano ben isolati e non siano presenti infiltrazioni d’acqua. Bisogna poi verificare che la scorta di miele sia sufficiente a garantire il sostentamento delle api durante i mesi in cui non possono raccogliere nettare. Si tratta di un periodo in cui approfondire le proprie competenze sul tema, attraverso corsi e letture o confronti con altri professionisti poiché l’attività vera e propria tende a calare nel monte ore totali. Scopri i nostri prodotti per la cura delle api in inverno. Come si inizia ad allevare le api? L’allevamento delle api inizia dopo una formazione completa e magari il contatto diretto con un professionista del settore. Dopo aver ottenuto una preparazione adeguata si saprà come occuparsi di una colonia sana. Per prima cosa si deve identificare la location per le arnie: il luogo dovrà essere tranquillo, ricco di flora, con una buona esposizione al sole e protetto da forti venti. È importante acquistare colonie da fornitori affidabili per partire con api sane e resistenti. L’avvio dell’attività richiede una buona dose di pazienza: si deve osservare il ciclo vitale delle api e imparare a intervenire senza disturbare troppo il loro equilibrio naturale. Quante ore lavora un apicoltore? Secondo le stime ogni alveare richiede una media di un’ora e mezza di lavoro; il limite massimo di arnie gestibili da una sola persona è di 10 ed è stabilito per legge per quanto riguarda l’autoconsumo. Diventare apicoltore è un viaggio che richiede passione, impegno e una buona preparazione. Con il giusto equipaggiamento e le conoscenze necessarie, puoi contribuire al benessere dell'ambiente e, al contempo, creare una vera e propria attività. Affidati all’attrezzatura di Vivi in Campagna inizia la tua carriera da apicoltore!
Come fare giardinaggio: quali attrezzi servono
Come fare giardinaggio: attrezzi e consigli Esistono hobby e professioni che fanno bene all’umore e tra questi c’è proprio il giardinaggio. Mettere le mani nella terra, occuparsi di piante e fiori, vederle crescere, progettare uno spazio outdoor e tenere il contatto con la natura riescono a migliorare il benessere generale e per questo risultano sempre più le persone che scelgono di praticarlo, tanto per passione quanto come lavoro. Ma quali sono gli attrezzi per il giardinaggio più utili? Vediamo insieme tutto ciò che c’è da sapere per quanto riguarda le singole categorie e i must have che non possono proprio mancare se si desidera occuparsi di giardinaggio. Attrezzi per il giardinaggio: quali sono i più importanti Chi desidera occuparsi del proprio giardino o di numerosi spazi verdi per lavoro deve procurarsi un kit completo con una serie di attrezzi e accessori da giardinaggio che non possono mancare, ecco i principali: Zappette e rastrelli. Si rivelano la scelta top per smuovere la terra e prepararla alla semina; le prime servono a “rompere il terreno”, arieggiare le radici e liberare le aiuole dalle erbacce mentre i secondi agiscono nel livellare il terreno, rompere le zolle e raccogliere detriti; Forbici da potatura. Con loro, si tagliano rami secchi, modellano le colture e si favorisce una crescita più sana. Meglio prediligere un modello ergonomico per lavorare comodamente e senza sforzo; Filtri e galleggianti. Per chi ha un laghetto o un sistema d’irrigazione risultano essenziali per mantenere l’acqua pulita e ridurre i ristagni; Soluzioni per la legatura orto e vigneto. Per sostenere piante e viti in crescita esistono elastici, fili e clip appositamente progettati per non danneggiare i gambi delle colture; Prodotti per l’irrigazione del giardino. Tubi, irrigatori, spruzzatori compongono un buon sistema d’irrigazione che fa la differenza per mantenere le piantagioni ben idratate, soprattutto nei periodi più caldi; Svettatoi da potatura. Quando si tratta di raggiungere rami alti senza dover ricorrere a scale instabili l’attrezzo telescopico dà modo di potare facilmente e in sicurezza, garantendo tagli precisi anche a grandi altezze; Picconi e forche. Sono un supporto con le zappe nella lavorazione dei terreni più duri; Seghetti da potatura. Per tagli più grandi e impegnativi si rivelano robusti e adatti a rami di dimensioni maggiori, garantendo tagli netti e precisi. Si confermano un supporto prezioso specialmente per esemplari più grandi, alberi e arbusti robusti. Come imparare a fare il giardiniere? Chi sogna di diventare un giardiniere professionista deve sapere che è necessario accumulare un mix che unisca conoscenze teoriche, pratica sul campo e passione per ciò che si fa. Spesso si inizia studiando le basi delle piante e del suolo iscrivendosi a corsi di giardinaggio e consultando libri specializzati ma non c’è da trascurare il web che con esperti e webinar arricchisce le skill di ogni appassionato. Dobbiamo però sottolineare che la vera esperienza arriva con la pratica: coltivare il proprio giardino o aiutare professionisti del settore è la maniera migliore per sviluppare abilità pratiche e capire come le colture rispondono ai diversi ambienti e alle cure. Cosa fa il giardiniere in inverno? Contrariamente a quanto una persona possa pensare, il giardiniere in inverno non si ferma ma ha tante attività di cui occuparsi. Nonostante le basse temperature e molte piante risultino in riposo vegetativo bisogna gestire le potature degli alberi così da garantirgli una crescita sana e controllata dalla primavera e c’è poi da fare la manutenzione di tutti gli attrezzi, eventualmente andando a riparare ciò che è rotto tra cui pergole e recinzioni. Si passa poi alla preparazione del terreno: lo si lavora e lo si nutre con compost e fertilizzanti. Se in giardino sono presenti colture delicate bisogna poi fare in modo di proteggerle, eventualmente spostandole in luoghi più riparati o coprendole. L’inverno va inteso come un momento di cura e pianificazione che assicura un giardino rigoglioso e in salute tutto l’anno. Qual è il periodo migliore per fare un giardino? Sicuramente dalla fine dell’inverno all’inizio della primavera è il periodo migliore per creare un giardino: le temperature iniziano a salire, il rischio di gelate si riduce ed è proprio la stagione più adatta alla ripartenza delle fioriture. Grazie alle temperature più mite piante e fiori riescono a stabilirsi e svilupparsi, rafforzandosi in vista dell’inverno successivo. A seconda delle tipologie però, anche l’autunno non va sottovalutato: durante questi mesi si consiglia di piantare alcuni arbusti, alberi e bulbi da fiore, sfruttando il terreno ancora caldo e l’umidità naturale di questi mesi.
Come conservare lo champagne
Come conservare lo champagne Gli appassionati di vino, ma non solo, conoscono il prestigio dello Champagne: la proposta di bollicine più esclusiva e amata al mondo è ormai spesso disponibile in cantine accessibili e dunque largamente consumata nelle case. Risulta fondamentale però prendersene cura e per questo vogliamo spiegare come conservare lo champagne per garantire che la sua raffinatezza venga tutelata in attesa della degustazione. Vediamo come conservarlo al meglio, sia a breve che a lungo termine, per godere pienamente di questo pregiato prodotto. Come conservare vini e Champagne: consigli Chi desidera conservare vini e champagne a lungo, l’opzione migliore che dovrebbe prendere in considerazione è l’acquisto di cantinette per lo stoccaggio delle bottiglie. Temperatura ideale per conservare lo Champagne Per mantenere intatta la qualità del vino, la temperatura di conservazione deve essere costante, intorno ai 10-12°C. È importante evitare variazioni brusche che possono compromettere le proprietà organolettiche dello champagne. Temperature troppo alte accelerano l’invecchiamento del vino, mentre quelle eccessivamente basse rischiano di far perdere l’effervescenza, poiché l’anidride carbonica tende a sciogliersi più rapidamente. Attenzione poi al servizio: non si dovrebbe mai scendere sotto i 4-5°C, perché potrebbe alterare la struttura delle bollicine, e nemmeno superare i 15°C, poiché si potrebbe rischiare una fermentazione indesiderata che influirebbe negativamente sul gusto. La luce nemica dello Champagne Lo champagne è molto sensibile alla luce, in particolare a quella solare e ai raggi UV. Per questo motivo, è consigliabile conservare le bottiglie al riparo dalla luminosità diretta, preferibilmente in una cantina buia o in un luogo dove l’illuminazione naturale sia ridotta al minimo. Molte case produttrici utilizzano bottiglie di vetro scuro per proteggere il contenuto, ma nonostante questa precauzione, è sempre preferibile posizionarlo in un ambiente ben schermato. Conservazione a lungo termine: cosa sapere Dobbiamo sottolineare che, a differenza di alcuni rossi, lo Champagne non è sempre pensato per un invecchiamento prolungato. Per capire il tempo di conservazione bisogna fare una distinzione tra millesimati e non. I non millesimati, sono forse i più venduti ma dobbiamo sapere che oltre ad essere i più diffusi e competitivi nel prezzo sono frutto di un blend e non sono pensati per durare a lungo nella conservazione. O meglio, l’invecchiamento non li migliora. Gli champagne millesimati invece hanno un beneficio nell’invecchiamento tra i 10 e i 15 anni, purché siano conservati nelle migliori condizioni. Grazie a questa cura sono in grado di evolvere, andando a sviluppare aromi più complessi e profondi. Gli esperti consigliano di consumare quelli più comuni entro 3-5 anni dall’acquisto, arrivando a circa 10-15 anni per quelli più ricercati ma avendo sempre cura di chiedere informazioni alla cantina di produzione. Prima di decidere di conservare una bottiglia per lungo tempo, è bene considerare se si tratta di un prodotto che possa effettivamente migliorare con l’invecchiamento. In che posizione si conserva lo Champagne? Se vi state chiedendo quale sia la migliore posizione per conservare lo Champagne dovete sapere che stendere le bottiglie in orizzontale è il consiglio degli esperti. In questo modo, infatti, si riesce a mantenere umido il tappo evitando che si secchi e quindi garantendo una tenuta migliore. Un consiglio in più è quello di prestare attenzione agli sbalzi termici che dovranno essere assolutamente evitati: oltre alle cantinette si può scegliere un luogo fresco e che mantenga una gradazione costante tutto l’anno, soprattutto senza luce diretta del sole. Quanto dura una bottiglia di Champagne chiusa? Se una volta aperta la bottiglia di Champagne non dura più di 48 ore e solo se sigillata adeguatamente per mantenere l’anima frizzante delle bollicine, chiusa ha una durata molto lunga. Quelle da collezione o per occasioni speciali possono essere mantenute anche dai 7 ai 10 anni ma non sono rari i casi in cui viene mantenuto per molto più tempo, purché ci sia cura nella temperatura, nell’evitare luce diretta e nel mantenere il tappo sufficientemente umido. Quando mettere lo Champagne in frigo? Chi non ha una cantinetta che possa conservare ad una giusta temperatura di servizio lo champagne può ripiegare sul frigorifero. In questo caso l’opzione migliore per servirlo è di metterlo a raffreddare almeno 2 ore prima di quando si desidera consumarlo; attenzione però alle temperature che non dovranno essere troppo basse o rischierebbero di compromettere le caratteristiche organolettiche di un prodotto esclusivo come lo Champagne. Scopri le cantinette ideali per conservare lo Champagne Ora che conosci tutti i segreti per conservare al meglio lo Champagne, è il momento di pensare a un affidabile per lo stoccaggio delle tue bottiglie. Le cantinette per lo stoccaggio delle bottiglie di Vivi in Campagna sono la soluzione perfetta per mantenere lo Champagne e altri vini nelle condizioni ideali. Grazie alla possibilità di regolare la temperatura con precisione, puoi creare un ambiente adatto a ogni tipo di vino, garantendo che siano sempre pronti per essere serviti al meglio. Visita il nostro sito e scopri la gamma di cantinette disponibili: la scelta perfetta per proteggere le tue bottiglie, prolungarne la vita e assicurarti di godere di ogni sorso al massimo del suo potenziale. Scegli una cantinetta Vivi in Campagna e trasforma la tua collezione di vini in un'esperienza di degustazione di altissimo livello!
Come pulire un serbatoio d’acqua potabile in plastica
Pulizia serbatoio d'acqua in plastica: come pulire e perché è importante In molti ambiti risulta fondamentale avere a disposizione almeno un serbatoio d’acqua, sia che serva in ambiente domestico, industriale o per attività di autoproduzione agricola in campagna. Servono a raccogliere l’acqua piovana o estratta in altro modo, conservarla per poi essere utilizzata successivamente in attività che richiedono, appunto, risorse idriche o acqua potabile. Che si tratti di grandi cisterne o di serbatoi di piccole dimensioni è fondamentale non dimenticarsi mai che anche queste risorse hanno necessità di essere pulite regolarmente per mantenere il liquido all’interno sicuro e privo di contaminazioni. Non sempre è immediato e il rischio è di non porre attenzione a questi particolari, forse pensando che trattandosi di contenitori esclusivi di acqua questi siano puliti naturalmente, ma la verità è ben diversa. In questo articolo, quindi, vi spiegheremo perché e come pulire serbatoio acqua potabile in plastica. Perché è importante pulire la cisterna dell’acqua Un serbatoio d’acqua ha necessità di essere pulito anche se la sua unica funzione è quella di conservare, per l’appunto, acqua. Ciò perché, semplicemente, l’acqua stessa non è mai pura (o totalmente pura) e se non utilizzata per lunghi periodi diventa stagnante. La manutenzione dei serbatoi generalmente non è così complessa e può essere fatta in tempi dilatati, ma resta importante occuparsene per eliminare sedimenti che si accumulano, sporco e microorganismi. All’interno dei serbatoi, se questi contengono spesso acqua a lunga conservazione con poco ricambio, possono formarsi alghe e batteri anche potenzialmente pericolosi, come la Legionella. Inutile poi aggiungere che è importante preoccuparsi di come pulire il serbatoio acqua potabile in plastica se questo viene usato per liquidi diversi. Nei serbatoi destinati esclusivamente all’acqua potabile è altrettanto consigliabile effettuare una pulizia approfondita almeno due volte all’anno, per prevenire la formazione del biofilm, una pellicola dove microorganismi e detriti possono aderire e proliferare. Come si pulisce la cisterna dell’acqua? È chiaro perché sia importante pulire la cisterna, ma arrivando al nocciolo della questione la vera domanda è: come pulire un serbatoio sporco? Esistono dei passaggi fondamentali da seguire. Prima di tutto è necessario svuotarlo. Per farlo puoi facilmente collegare un tubo in gomma da irrigazione alla valvola di scarico, per dirigere l’acqua lontano, raccogliendola momentaneamente in un altro contenitore o utilizzandola per ciò che serve fino a finirla. È necessario, a questo punto, eliminare ogni residuo aiutandosi con secchi, spugne e stracci. L’ideale sarebbe quello di riuscire ad asciugare totalmente la cisterna. Una volta completata questa operazione si passa alla fase definitiva: come pulire un serbatoio in polietilene? L’importante è prestare attenzione a non graffiare le pareti in plastica e, quindi, è utile usare una spazzola a setole morbide. Questa è una fase delicata e per riuscire a disinfettare e pulire adeguatamente l’intera cisterna è importante usare un detergente alcalino in polvere specifico per il materiale e l'uso che ne stiamo facendo. Prestate solo attenzione a non esagerare con l’uso in quanto è un prodotto molto forte, anche se l’unico adatto a questo genere di lavorazione. Hai una cisterna molto grande e vuoi sapere come pulire il serbatoio d'acqua 1000 litri in modo efficace e veloce? L’uso di un’idropulitrice può fare al caso tuo, perché il getto sarà in grado di eliminare ogni traccia di sporco velocemente e senza troppa difficoltà. Dopo che la cisterna sarà completamente pulita è necessario a questo punto passare al risciacquo da effettuare con abbondante acqua pulita, per eliminare ogni traccia di detergente. Infine, prima di riempire nuovamente, è bene disinfettare. Cosa usare per disinfettare l'acqua della cisterna? Disinfettare un serbatoio è importante perché aiuta a prevenire la formazione di alghe e batteri, permettendo quindi al liquido al suo interno di restare pulito a lungo tempo. Scegliere il prodotto adatto non è però immediato. È importante prima di tutto esaminare quale sarà la destinazione dell’acqua che andremo a mettere in cisterna. Se questa è destinata a uso alimentare, infatti, non dobbiamo usare disinfettanti chimici ma solo quelli specifici per questo genere di destinazione. Una soluzione ecologica, ad esempio, può essere l’acido citrico, ottimo per la sua biodegradabilità e l’assenza di residui chimici dannosi. In alternativa, è possibile usare il cloro: uno dei disinfettanti più diffusi grazie al suo potente effetto battericida. Bisogna prestare solo attenzione alle quantità: quanto cloro per serbatoio 1000 litri di acqua? Secondo la normativa, per mantenere una corretta igienizzazione dell’acqua senza però compromettere la sua potabilità la quantità giusta è di circa 200 mg. Prepararsi per la pulizia della cisterna È fondamentale, quindi, essere consapevoli di come pulire serbatoio acqua potabile in plastica e del perché è bene farlo periodicamente. Il processo richiede attenzione, cura e soprattutto la strumentazione adeguata. Dallo svuotamento della cisterna alla pulizia interna con idropulitrice, fino alla disinfezione con cloro o soluzioni ecologiche come l’acido citrico, ogni fase deve essere eseguita con cura per ottenere risultati efficaci e sicuri. Se sei alla ricerca di tutto il necessario per la pulizia e manutenzione della tua cisterna, visita lo store di Vivi In Campagna, dove potrai trovare una grande varietà di prodotti per la cura e il trattamento delle tue cisterne in plastica o in acciaio inox.
Come potare le piante
Come potare le piante Se si desidera mantenere il giardino perfetto e sano è necessario pensare al modo più giusto per potare le piante per garantire una crescita rigogliosa. Saper come potare correttamente ogni tipo di pianta è importante non solo per l'aspetto estetico dello spazio outdoor, ma anche per favorire una migliore produttività e robustezza delle piante, prevenire malattie e permettere una crescita equilibrata. Come vanno potate le piante e qual è il periodo giusto per potare le piante? Che dire, si tratta di due delle domande che chi ha un giardino o un balcone grande si fa ogni giorno perché sa che riuscire a rendere tutto perfetto è davvero importante. Ecco di seguito le risposte più utili per uno spazio esterno sano ed esteticamente bello, ma attenzione: la regola d’oro è quella di utilizzare i giusti strumenti! Gli strumenti giusti per potare le piante Prima di conoscere le corrette istruzioni su come potare le piante è necessario sapere quali sono gli strumenti necessari per un risultato impeccabile. Il mercato propone numerosi prodotti, in primis: le forbici da potatura per effettuare le operazioni manuali e i potatori per una potatura elettronica. Non meno importanti, si possono anche utilizzare gli svettatori da potatura, utili per potare in semplicità e in altezza alberi di ulivo, frutteti e molti altri, ma anche i seghetti da potatura. Come potare le piante da frutto Le piante da frutto sono alberi robusti e longevi se si realizza una potatura regolare e corretta. Tra le domande che ci si pone in questo contesto c’è sicuramente: dove tagliare i rami delle piante? La risposta è semplice; per una perfetta operazione è fondamentale tagliare i rami vicino al ramo principale o al tronco, facendo attenzione a non strappare la corteccia. Così sull’albero, dai ceppi vecchi potranno nascere nuovi germogli. Ecco i consigli su come potare le piante da frutto: Scegliere i rami principali: solitamente devono essere scelti 3 o 4 rami principali che devono essere ben distribuiti intorno al tronco. Rimuovere i rami in eccesso: è necessario eliminare i rami laterali o troppo vicini al tronco per evitare che si sviluppino in modo disordinato. Mantieni un equilibrio tra altezza e larghezza: l'albero che si deve potare dovrà avere una struttura compatta e bilanciata, evitando che diventi troppo alto o troppo largo. Come potare le piante di pomodoro Non tutte le varietà di pomodoro richiedono una potatura intensa, ma sicuramente la maggior parte delle piante beneficerà di un'adeguata gestione dei rami e delle foglie. L’obiettivo della rimozione dei germogli e delle foglie superflue è quello di fare in modo che tutti i nutrienti raggiungano i frutti. Per prima cosa si deve verificare la presenza di segni di ingiallimento; il momento per iniziare la potatura è quello in cui lo stelo e le foglie più attaccate al terreno diventano gialli. A questo punto è utile eliminare le foglie inferiori in modo da migliorare la circolazione dell'aria attorno alla base della pianta, riducendo l'umidità e prevenendo malattie. Altro elemento da eliminare è quello dei succhioni, cioè dei rami laterali che crescono all'ascella tra il fusto principale e i rami fruttiferi. Come potare le piante in vaso La potatura delle piante in vaso non solo stimola la produzione di nuovi germogli, ma aiuta anche a prevenire malattie e a gestire la forma della pianta. Spesso ci si chiede quando non si potano le piante? Non c’è una regola valida per tutti i tipi, ma il principio di base è che la primavera è il momento ideale per la potatura della maggior parte delle piante, perché inizia la stagione di crescita attiva. Il primo step per questo tipo di pianta è quello di scegliere la forma desiderata, seguito da quello del taglio dei rami in eccesso e dell’operazione di accorciare i germogli potando le estremità dei rami principali per stimolare la crescita di rami secondari. Come potare le piante aromatiche È necessario sapere che molte piante aromatiche tra le quali il basilico, il rosmarino, la salvia, la menta e il timo, traggono beneficio da una potatura regolare, che previene la fioritura precoce e incoraggia una crescita ottimale. Ogni pianta aromatica ha la sua particolare tecnica di potatura, ma ci sono alcune regole da seguire sempre: Potare regolarmente: è necessario non aspettare che la pianta diventi troppo grande o legnosa. Fare tagli netti: utile optare per strumenti affilati per evitare di danneggiare i rami. Usare le foglie potate: sì, le foglie tagliate possono essere utilizzate fresche o essiccate in cucina, riducendo gli sprechi.
Come fare la marmellata
Come fare la marmellata in casa Preparare la marmellata fatta in casa è un’arte che unisce da sempre creatività e tradizione. Ed è divertente, questo non va sottovalutato. La sua forza è data dalla possibilità di riscoprire sapori autentici, ma anche di personalizzare le ricette in base ai gusti di chi la prepara. Chi ama questa ricetta si fa continue domande come, ad esempio, quanto zucchero per ogni kg di frutta per marmellata oppure come si fa a far addensare la marmellata? Per prepararla nel migliore dei modi è necessario seguire un preciso processo che porterà ad avere barattoli dal gusto unico e genuino. Scopriamo insieme come fare la marmellata di diversi frutti e tutti gli strumenti che servono per un risultato perfetto! La pastorizzazione Il primo passo da fare è sicuramente quello di sterilizzare i vasetti in cui si andrà a inserire il composto. Questo processo prende il nome di pastorizzazione ed esistono molti modi per farlo, ma uno di quelli più utili è utilizzando i pastorizzatori che possono essere elettrici o a serpentina. La sterilizzazione è un’operazione indispensabile per avere un risultato buono e sicuro. Ma come pastorizzare le marmellate fatte in casa e quanto devono bollire i vasetti di marmellata? Basterà riempire i vasetti fino a 1-2 cm dall’orlo avendo cura di pulirlo perfettamente, chiudere con il tappo senza stringere troppo e immergerne uno alla volta nel pastorizzatore tenendo conto del tempo che serve. Ogni apparecchio è diverso, quindi si consiglia sempre di leggere le istruzioni. Per inserire la marmellata nei barattoli senza rischiare di perderne un po’ è utile farsi aiutare da un imbuto per vasetti con riduttore o da un imbuto semplice. Una volta inserita nei barattoli, questi devono riposare capovolti per almeno 15 minuti in modo che il sottovuoto sia completato perfettamente. Come fare la marmellata di fichi La marmellata di fichi è probabilmente una delle più gustose grazie al suo sapore dolce e intenso. Ideale per colazioni e merende, ma perfetta anche accompagnata a formaggi e salumi, questa marmellata è un must sulle tavole. Vediamo gli ingredienti che servono per 2 vasetti (da 250 gr circa): 600 gr di fichi sbucciati 240 gr di zucchero 1 limone e mezzo Come si prepara La prima cosa è eliminare la buccia dei fichi. Una volta fatto si dovranno lasciar insaporire in una ciotola insieme allo zucchero, alla buccia tagliata a striscioline del limone e il suo succo filtrato. Coprire con la pellicola e attendere da un minimo di 2 ore a un massimo di 12 in modo che la marinatura sia perfetta. A questo punto si dovrà eliminare la buccia di limone e trasferire il composto in una pentola in cui il tutto dovrà cuocere per almeno 1 ora, facendo attenzione a girarlo di tanto in tanto in modo che lo zucchero non si attacchi sul fondo. Le pentole hanno un’importanza grandissima, motivo per cui è necessario sceglierle di qualità e con una capienza giusta per il composto. Il risultato a fine cottura sarà morbido e corposo. Se si desidera eliminare i piccoli pezzi di frutta rimasti basterà passare la marmellata in un passaverdura. Se è diventata troppo liquida il trucco è quello di metterla di nuovo sul fuoco (lento) per 20 minuti; si addenserà. Come fare la marmellata di albicocche Per preparare un’ottima marmellata fatta in casa di albicocche, per due vasetti, sono necessari questi ingredienti: 1 kg di albicocche 300 gr di zucchero 2 limoni Come si prepara Lavare, tagliare a fettine le albicocche e versarle in una pentola. Aggiungere lo zucchero e mescolare bene accendendo il fuoco. Spremete il succo di due limoni all’interno della pentola facendo cuocere il tutto per almeno un’ora. Durante questo tempo è necessario mescolare di tanto in tanto. Quando il composto inizia ad addensarsi, alzare la fiamma e mescolare continuamente per qualche minuto. Anche in questo caso si può utilizzare un frullatore per avere un composto più omogeneo. A questo punto la marmellata di albicocche è pronta. Come fare la marmellata di arance Facile e gustosissima, la marmellata di arance si prepara con i seguenti ingredienti: 4 arance zucchero q.b (deve essere pari al 50% del peso delle arance) 2 stecche di cannella Come si prepara Per prima cosa tagliare la scorza delle arance. Ripulire i frutti facendo attenzione a eliminare totalmente la parte bianca perché è amara e tagliarli a pezzettini. A questo punto si dovrà aggiungere lo zucchero che si ricorda deve essere pari al 50% del peso delle arance pulite. Versare frutta e zucchero in una pentola aggiungendo le stecche di cannella. Mescolare e accendere il fuoco a fiamma alta per far cuocere il composto per almeno 45 minuti. Si dovrà aver cura di mescolare soprattutto gli ultimi minuti di cottura. Può essere normale che la marmellata resti un po’ liquida, ma niente paura, si addenserà una volta raffreddata. Come fare la marmellata senza zucchero Non a tutti piace la marmellata zuccherata o, ad esempio, molti non possono consumarla perché seguono un regime alimentare controllato. La soluzione c’è ed è in ogni caso gustosissima: la marmellata senza zucchero. Spesso ci si chiede cosa succede se non metto lo zucchero nella marmellata? Ecco, questa è la spiegazione: si avrà semplicemente una marmellata più light. Le soluzioni sono due: decidere di non utilizzare totalmente zucchero, il sapore della frutta saprà comunque allietare i palati, o inserire un dolcificante naturale come la stevia che non fa aumentare la glicemia e non contiene calorie. E una volta pronto il composto nei vasetti? Sarà carino coprire i tappi con dei coprivasetti e, perché no, regalare la marmellata a parenti e amici! A cosa serve il limone nella marmellata? Un’altra delle numerose domande sulla preparazione della marmellata che tutti si pongono è: a cosa serve il succo di limone nella marmellata? la risposta è semplice. Il limone è un ottimo antiossidante, quindi permette alla frutta non soltanto di non ossidarsi, ma anche di mantenere intatto il suo colore. Si tratta del segreto più utile per realizzare delle marmellate limpide.
Come fanno il miele le api e come viene prodotto in apicoltura
Come fanno il miele le api Il miele è uno degli alimenti più antichi e preziosi che l'uomo conosca, apprezzato per il suo sapore unico e per le sue proprietà nutritive e medicinali. In pochi, però, conoscono il complesso e straordinario processo attraverso il quale le api lo producono. Come e perché le api producono il miele e come avviene la lavorazione del miele? Queste sono soltanto alcune delle tantissime domande che tutti si pongono perché da sempre questo processo naturale affascina e incuriosisce per la sua precisione. Sicuramente servono le api preziose e laboriose, l’esperienza e la giusta attrezzatura da apicoltura per la produzione e l’estrazione di questa meraviglia naturale. Vediamo nel dettaglio come fanno il miele le api seguendo le fasi più importanti di un processo laborioso e lungo. Il lavoro delle api per produrre il miele Il miele è una sostanza dolce utilizzata sia in tavola che per le sue proprietà curative e viene prodotto dalle api seguendo alcune fasi ben precise, ma la più importante è quella iniziale, eseguita proprio da questi insetti impollinatori. Le api succhiano il nettare, cioè il liquido zuccherino secreto dai fiori per attirarle. Per farlo utilizzano la ligula e lo inseriscono nella sacca mellifica che si trova nel loro stomaco dove il nettare non viene digerito, ma semplicemente immagazzinato per essere utilizzato in momenti in cui il cibo scarseggia. Una volta giunta all’alveare l’ape bottinatrice passa il nettare alle altre api, prima di essere messo nelle celle esagonali in cera che un po’ tutti conoscono. A questo punto avviene la trofallassi, cioè la fase in cui il nettare viene arricchito e trasformato in miele nel passaggio tra le molte api presenti nell’alveare. Viene posto nelle celle, ma si tratta di un miele ancora molto liquido che viene asciugato durante la notte grazie all’aria calda e secca prodotta dalle api che sbattono le ali. Quando il miele raggiunge una consistenza ottimale e un contenuto di acqua inferiore al 20%, i piccoli insetti sigillano le celle con un sottile strato di cera d'api. Quanto tempo ci mettono le api a produrre il miele? Semplice, il tempo del processo che abbiamo appena spiegato, quindi, all’incirca una settimana per riempire un melario, una struttura in legno che contiene altri piccoli telai in cui le api depositano il miele. Ecco come fanno il miele le api! L’estrazione del miele Una volta che le api hanno svolto il loro importante ruolo, l’uomo si mette all’opera per estrarre il miele. Il processo di estrazione può iniziare soltanto quando tutte le celle sono chiuse con lo strato di cera, ciò significa che il processo delle api è davvero concluso. Il melario viene rimosso dall’arnia e portato in un laboratorio per procedere con l’estrazione vera e propria del miele. Per farlo vengono utilizzati degli appositi smielatori. Il miele che viene estratto con questi strumenti, viene poi filtrato e trasferito nei maturatori, dove viene lasciato a decantare. Così l’aria inglobata durante la centrifuga ed eventuali materiali estranei come, ad esempio, parti di api o residui di cera, salgono in superficie venendo poi rimossi. Per quale ragione l'apicoltore non toglie tutto il miele prodotto dall’arnia? Semplice, perché quel miele è per le api una scorta di cibo che servirà nei momenti in cui questo scarseggerà. L’apicoltore prende soltanto il miele dei melari senza danneggiare né le api, né le loro scorte. A questo punto il miele è pronto e può passare alle ultime fasi in cui sono importanti gli imballaggi e il confezionamento. E il polline? Spesso, quando pensiamo al processo di produzione del miele viene in mente il ruolo del polline, perché è di fondamentale importanza. A cosa serve il polline per le api? Come fanno le api a trasformare il polline in miele? Sono domande che ci poniamo spesso, ma le risposte che gli esperti danno sono semplici. Dai fiori, le api prendono il nettare e il polline. Con il nettare, come abbiamo visto, producono il miele; il polline, invece, è la sostanza proteica preziosissima che permette la riproduzione e la crescita all’interno dell’alveare. Su Vivi in Campagna, si possono trovare tutti gli strumenti utili per tutte le fasi di produzione ed estrazione del miele, inoltre è possibile anche contattarci, per telefono o tramite mail, per avere maggiori informazioni, sui nostri prodotti.
Come fare il burro in casa: ricetta e attrezzatura necessaria
Come fare il burro in casa C’è un ingrediente che è semplice quanto versatile, e che un tempo era fatto rigorosamente a mano. Stiamo parlando del burro, della bellezza di poterlo preparare con le nostre forze, anziché comprarlo già pronto. Basta la panna fresca per creare una piccola magia. La ricetta non è difficile, servono pochi ingredienti, ma gli strumenti giusti, come l’attrezzatura per fare il burro di Vivi in Campagna, il filtro per il formaggio in lino o il filtro in formaggio in poliestere. Scopri come fare il burro a casa, sia nella versione semplice sia come fare il burro chiarificato, senza planetaria o senza panna. Si può fare il burro in casa? Certo! Nulla ci vieta di preparare del burro morbido con le nostre mani. È un’esperienza indimenticabile, una di quelle che segnano e che potremo tramandare in famiglia. Ingredienti 500 ml panna fresca liquida Procedimento Mettere una ciotola in frigo mezz’ora prima per raffreddarla. Versare la panna fredda (da frigorifero) nella ciotola della planetaria. Montare la panna, fino a ottenere il composto a neve. Continuare a lavorare finché i liquidi e i grassi non si saranno separati. Mantenere la planetaria in azione per almeno 20 minuti per ottenere il burro. Spegnere la planetaria quando i grassi inizieranno ad attecchirsi alle fruste. Usare un colino per eliminare il latticello. Strizzare il burro con le mani fino a eliminare il liquido in eccesso. Dare la forma servendosi di uno stampo per il burro: il panetto è pronto. Fare il burro in casa dal latte Come fare il burro in casa dal latte? Il metodo con la panna fresca, lo anticipiamo, è consigliato rispetto a questa soluzione per un motivo: è più veloce. Invece, il procedimento con il latte è molto più lungo, poiché subentra il processo di affioramento. L’ingrediente da usare in questo caso è il latte fresco e non pastorizzato, quindi il latte crudo, in quanto è molto più grasso. Aggiungiamo, inoltre, che per ottenere 100 grammi di burro sono necessari 2 litri di latte crudo. Aggiungiamo che si può preparare il burro utilizzando il siero di latte, che si ottiene separando la panna dal siero. Come fare il burro chiarificato? Vediamo ora il modo corretto per fare il burro chiarificato, detto anche burro ghee: questo prodotto è particolarmente amato da coloro che apprezzano friggere con il burro. Il suo punto di fumo è di 170 °C, ben 40 °C in più rispetto al tradizionale. Per prepararlo, ce ne occorre 1 kg. Spezzare il burro con le mani. Fondere ogni pezzetto in un tegame a bagnomaria. Cuocere a fuoco dolcissimo fino a quando la sostanza acquosa sulla superficie non sarà totalmente evaporata. Non mescolare il liquido durante l’operazione. Foderare un imbuto con garza sterile a maglie strette. Versare il liquido in una bottiglia prestando attenzione alla caseina, che tende a depositarsi sul fondo. Non appena si sarà solidificato, il burro chiarificato sarà pronto. Come fare il burro senza panna Il burro si può fare in tantissimi modi: sì, persino senza panna, come abbiamo visto, servendosi del latte crudo o del siero di latte. Per chi è intollerante al lattosio, c’è la possibilità di preparare il burro senza lattosio, che è anidro, ovvero senz’acqua, con una percentuale di 99,8 di grassi. Risulta molto simile al burro chiarificato. Come fare il burro in casa senza planetaria L’attrezzo per fare il burro in casa è di solito la planetaria, oppure l’apposita macchinetta per burro: è possibile preparare questo ingrediente senza? Sì, possiamo semplicemente ottenere il burro montato grazie alle fruste elettriche, quindi uno sbattitore da cucina. Come aromatizzare il burro? Volendo, si può produrre anche il burro aromatizzato o burro salato: esistono tante alternative di questo prodotto, e le ricette da seguire sono molteplici. Basta ammorbidire 200 grammi di prodotto per poi mescolarlo agli aromi preferiti. Si può provare con la menta, il basilico, persino lo Champagne o il cioccolato, a seconda della ricetta che si desidera realizzare. Non ci sono limiti in cucina, ed è questo il bello: con un pizzico di creatività, si possono servire a tavola dei prodotti fatti a mano, proprio come una volta, come facevano le nostre adorate nonne. Il consiglio che diamo è di attrezzarsi per tempo: basta avere tutti gli strumenti necessari per fare il burro a casa, e Vivi in Campagna ti dà l’occasione di metterti alla prova.