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Come pulire un serbatoio d’acqua potabile in plastica
Pulizia serbatoio d'acqua in plastica: come pulire e perché è importante In molti ambiti risulta fondamentale avere a disposizione almeno un serbatoio d’acqua, sia che serva in ambiente domestico, industriale o per attività di autoproduzione agricola in campagna. Servono a raccogliere l’acqua piovana o estratta in altro modo, conservarla per poi essere utilizzata successivamente in attività che richiedono, appunto, risorse idriche o acqua potabile. Che si tratti di grandi cisterne o di serbatoi di piccole dimensioni è fondamentale non dimenticarsi mai che anche queste risorse hanno necessità di essere pulite regolarmente per mantenere il liquido all’interno sicuro e privo di contaminazioni. Non sempre è immediato e il rischio è di non porre attenzione a questi particolari, forse pensando che trattandosi di contenitori esclusivi di acqua questi siano puliti naturalmente, ma la verità è ben diversa. In questo articolo, quindi, vi spiegheremo perché e come pulire serbatoio acqua potabile in plastica. Perché è importante pulire la cisterna dell’acqua Un serbatoio d’acqua ha necessità di essere pulito anche se la sua unica funzione è quella di conservare, per l’appunto, acqua. Ciò perché, semplicemente, l’acqua stessa non è mai pura (o totalmente pura) e se non utilizzata per lunghi periodi diventa stagnante. La manutenzione dei serbatoi generalmente non è così complessa e può essere fatta in tempi dilatati, ma resta importante occuparsene per eliminare sedimenti che si accumulano, sporco e microorganismi. All’interno dei serbatoi, se questi contengono spesso acqua a lunga conservazione con poco ricambio, possono formarsi alghe e batteri anche potenzialmente pericolosi, come la Legionella. Inutile poi aggiungere che è importante preoccuparsi di come pulire il serbatoio acqua potabile in plastica se questo viene usato per liquidi diversi. Nei serbatoi destinati esclusivamente all’acqua potabile è altrettanto consigliabile effettuare una pulizia approfondita almeno due volte all’anno, per prevenire la formazione del biofilm, una pellicola dove microorganismi e detriti possono aderire e proliferare. Come si pulisce la cisterna dell’acqua? È chiaro perché sia importante pulire la cisterna, ma arrivando al nocciolo della questione la vera domanda è: come pulire un serbatoio sporco? Esistono dei passaggi fondamentali da seguire. Prima di tutto è necessario svuotarlo. Per farlo puoi facilmente collegare un tubo in gomma da irrigazione alla valvola di scarico, per dirigere l’acqua lontano, raccogliendola momentaneamente in un altro contenitore o utilizzandola per ciò che serve fino a finirla. È necessario, a questo punto, eliminare ogni residuo aiutandosi con secchi, spugne e stracci. L’ideale sarebbe quello di riuscire ad asciugare totalmente la cisterna. Una volta completata questa operazione si passa alla fase definitiva: come pulire un serbatoio in polietilene? L’importante è prestare attenzione a non graffiare le pareti in plastica e, quindi, è utile usare una spazzola a setole morbide. Questa è una fase delicata e per riuscire a disinfettare e pulire adeguatamente l’intera cisterna è importante usare un detergente alcalino in polvere specifico per il materiale e l'uso che ne stiamo facendo. Prestate solo attenzione a non esagerare con l’uso in quanto è un prodotto molto forte, anche se l’unico adatto a questo genere di lavorazione. Hai una cisterna molto grande e vuoi sapere come pulire il serbatoio d'acqua 1000 litri in modo efficace e veloce? L’uso di un’idropulitrice può fare al caso tuo, perché il getto sarà in grado di eliminare ogni traccia di sporco velocemente e senza troppa difficoltà. Dopo che la cisterna sarà completamente pulita è necessario a questo punto passare al risciacquo da effettuare con abbondante acqua pulita, per eliminare ogni traccia di detergente. Infine, prima di riempire nuovamente, è bene disinfettare. Cosa usare per disinfettare l'acqua della cisterna? Disinfettare un serbatoio è importante perché aiuta a prevenire la formazione di alghe e batteri, permettendo quindi al liquido al suo interno di restare pulito a lungo tempo. Scegliere il prodotto adatto non è però immediato. È importante prima di tutto esaminare quale sarà la destinazione dell’acqua che andremo a mettere in cisterna. Se questa è destinata a uso alimentare, infatti, non dobbiamo usare disinfettanti chimici ma solo quelli specifici per questo genere di destinazione. Una soluzione ecologica, ad esempio, può essere l’acido citrico, ottimo per la sua biodegradabilità e l’assenza di residui chimici dannosi. In alternativa, è possibile usare il cloro: uno dei disinfettanti più diffusi grazie al suo potente effetto battericida. Bisogna prestare solo attenzione alle quantità: quanto cloro per serbatoio 1000 litri di acqua? Secondo la normativa, per mantenere una corretta igienizzazione dell’acqua senza però compromettere la sua potabilità la quantità giusta è di circa 200 mg. Prepararsi per la pulizia della cisterna È fondamentale, quindi, essere consapevoli di come pulire serbatoio acqua potabile in plastica e del perché è bene farlo periodicamente. Il processo richiede attenzione, cura e soprattutto la strumentazione adeguata. Dallo svuotamento della cisterna alla pulizia interna con idropulitrice, fino alla disinfezione con cloro o soluzioni ecologiche come l’acido citrico, ogni fase deve essere eseguita con cura per ottenere risultati efficaci e sicuri. Se sei alla ricerca di tutto il necessario per la pulizia e manutenzione della tua cisterna, visita lo store di Vivi In Campagna, dove potrai trovare una grande varietà di prodotti per la cura e il trattamento delle tue cisterne in plastica o in acciaio inox.
Per saperne di piùCome potare le piante
Come potare le piante Se si desidera mantenere il giardino perfetto e sano è necessario pensare al modo più giusto per potare le piante per garantire una crescita rigogliosa. Saper come potare correttamente ogni tipo di pianta è importante non solo per l'aspetto estetico dello spazio outdoor, ma anche per favorire una migliore produttività e robustezza delle piante, prevenire malattie e permettere una crescita equilibrata. Come vanno potate le piante e qual è il periodo giusto per potare le piante? Che dire, si tratta di due delle domande che chi ha un giardino o un balcone grande si fa ogni giorno perché sa che riuscire a rendere tutto perfetto è davvero importante. Ecco di seguito le risposte più utili per uno spazio esterno sano ed esteticamente bello, ma attenzione: la regola d’oro è quella di utilizzare i giusti strumenti! Gli strumenti giusti per potare le piante Prima di conoscere le corrette istruzioni su come potare le piante è necessario sapere quali sono gli strumenti necessari per un risultato impeccabile. Il mercato propone numerosi prodotti, in primis: le forbici da potatura per effettuare le operazioni manuali e i potatori per una potatura elettronica. Non meno importanti, si possono anche utilizzare gli svettatori da potatura, utili per potare in semplicità e in altezza alberi di ulivo, frutteti e molti altri, ma anche i seghetti da potatura. Come potare le piante da frutto Le piante da frutto sono alberi robusti e longevi se si realizza una potatura regolare e corretta. Tra le domande che ci si pone in questo contesto c’è sicuramente: dove tagliare i rami delle piante? La risposta è semplice; per una perfetta operazione è fondamentale tagliare i rami vicino al ramo principale o al tronco, facendo attenzione a non strappare la corteccia. Così sull’albero, dai ceppi vecchi potranno nascere nuovi germogli. Ecco i consigli su come potare le piante da frutto: Scegliere i rami principali: solitamente devono essere scelti 3 o 4 rami principali che devono essere ben distribuiti intorno al tronco. Rimuovere i rami in eccesso: è necessario eliminare i rami laterali o troppo vicini al tronco per evitare che si sviluppino in modo disordinato. Mantieni un equilibrio tra altezza e larghezza: l'albero che si deve potare dovrà avere una struttura compatta e bilanciata, evitando che diventi troppo alto o troppo largo. Come potare le piante di pomodoro Non tutte le varietà di pomodoro richiedono una potatura intensa, ma sicuramente la maggior parte delle piante beneficerà di un'adeguata gestione dei rami e delle foglie. L’obiettivo della rimozione dei germogli e delle foglie superflue è quello di fare in modo che tutti i nutrienti raggiungano i frutti. Per prima cosa si deve verificare la presenza di segni di ingiallimento; il momento per iniziare la potatura è quello in cui lo stelo e le foglie più attaccate al terreno diventano gialli. A questo punto è utile eliminare le foglie inferiori in modo da migliorare la circolazione dell'aria attorno alla base della pianta, riducendo l'umidità e prevenendo malattie. Altro elemento da eliminare è quello dei succhioni, cioè dei rami laterali che crescono all'ascella tra il fusto principale e i rami fruttiferi. Come potare le piante in vaso La potatura delle piante in vaso non solo stimola la produzione di nuovi germogli, ma aiuta anche a prevenire malattie e a gestire la forma della pianta. Spesso ci si chiede quando non si potano le piante? Non c’è una regola valida per tutti i tipi, ma il principio di base è che la primavera è il momento ideale per la potatura della maggior parte delle piante, perché inizia la stagione di crescita attiva. Il primo step per questo tipo di pianta è quello di scegliere la forma desiderata, seguito da quello del taglio dei rami in eccesso e dell’operazione di accorciare i germogli potando le estremità dei rami principali per stimolare la crescita di rami secondari. Come potare le piante aromatiche È necessario sapere che molte piante aromatiche tra le quali il basilico, il rosmarino, la salvia, la menta e il timo, traggono beneficio da una potatura regolare, che previene la fioritura precoce e incoraggia una crescita ottimale. Ogni pianta aromatica ha la sua particolare tecnica di potatura, ma ci sono alcune regole da seguire sempre: Potare regolarmente: è necessario non aspettare che la pianta diventi troppo grande o legnosa. Fare tagli netti: utile optare per strumenti affilati per evitare di danneggiare i rami. Usare le foglie potate: sì, le foglie tagliate possono essere utilizzate fresche o essiccate in cucina, riducendo gli sprechi.
Come fare la marmellata
Come fare la marmellata in casa Preparare la marmellata fatta in casa è un’arte che unisce da sempre creatività e tradizione. Ed è divertente, questo non va sottovalutato. La sua forza è data dalla possibilità di riscoprire sapori autentici, ma anche di personalizzare le ricette in base ai gusti di chi la prepara. Chi ama questa ricetta si fa continue domande come, ad esempio, quanto zucchero per ogni kg di frutta per marmellata oppure come si fa a far addensare la marmellata? Per prepararla nel migliore dei modi è necessario seguire un preciso processo che porterà ad avere barattoli dal gusto unico e genuino. Scopriamo insieme come fare la marmellata di diversi frutti e tutti gli strumenti che servono per un risultato perfetto! La pastorizzazione Il primo passo da fare è sicuramente quello di sterilizzare i vasetti in cui si andrà a inserire il composto. Questo processo prende il nome di pastorizzazione ed esistono molti modi per farlo, ma uno di quelli più utili è utilizzando i pastorizzatori che possono essere elettrici o a serpentina. La sterilizzazione è un’operazione indispensabile per avere un risultato buono e sicuro. Ma come pastorizzare le marmellate fatte in casa e quanto devono bollire i vasetti di marmellata? Basterà riempire i vasetti fino a 1-2 cm dall’orlo avendo cura di pulirlo perfettamente, chiudere con il tappo senza stringere troppo e immergerne uno alla volta nel pastorizzatore tenendo conto del tempo che serve. Ogni apparecchio è diverso, quindi si consiglia sempre di leggere le istruzioni. Per inserire la marmellata nei barattoli senza rischiare di perderne un po’ è utile farsi aiutare da un imbuto per vasetti con riduttore o da un imbuto semplice. Una volta inserita nei barattoli, questi devono riposare capovolti per almeno 15 minuti in modo che il sottovuoto sia completato perfettamente. Come fare la marmellata di fichi La marmellata di fichi è probabilmente una delle più gustose grazie al suo sapore dolce e intenso. Ideale per colazioni e merende, ma perfetta anche accompagnata a formaggi e salumi, questa marmellata è un must sulle tavole. Vediamo gli ingredienti che servono per 2 vasetti (da 250 gr circa): 600 gr di fichi sbucciati 240 gr di zucchero 1 limone e mezzo Come si prepara La prima cosa è eliminare la buccia dei fichi. Una volta fatto si dovranno lasciar insaporire in una ciotola insieme allo zucchero, alla buccia tagliata a striscioline del limone e il suo succo filtrato. Coprire con la pellicola e attendere da un minimo di 2 ore a un massimo di 12 in modo che la marinatura sia perfetta. A questo punto si dovrà eliminare la buccia di limone e trasferire il composto in una pentola in cui il tutto dovrà cuocere per almeno 1 ora, facendo attenzione a girarlo di tanto in tanto in modo che lo zucchero non si attacchi sul fondo. Le pentole hanno un’importanza grandissima, motivo per cui è necessario sceglierle di qualità e con una capienza giusta per il composto. Il risultato a fine cottura sarà morbido e corposo. Se si desidera eliminare i piccoli pezzi di frutta rimasti basterà passare la marmellata in un passaverdura. Se è diventata troppo liquida il trucco è quello di metterla di nuovo sul fuoco (lento) per 20 minuti; si addenserà. Come fare la marmellata di albicocche Per preparare un’ottima marmellata fatta in casa di albicocche, per due vasetti, sono necessari questi ingredienti: 1 kg di albicocche 300 gr di zucchero 2 limoni Come si prepara Lavare, tagliare a fettine le albicocche e versarle in una pentola. Aggiungere lo zucchero e mescolare bene accendendo il fuoco. Spremete il succo di due limoni all’interno della pentola facendo cuocere il tutto per almeno un’ora. Durante questo tempo è necessario mescolare di tanto in tanto. Quando il composto inizia ad addensarsi, alzare la fiamma e mescolare continuamente per qualche minuto. Anche in questo caso si può utilizzare un frullatore per avere un composto più omogeneo. A questo punto la marmellata di albicocche è pronta. Come fare la marmellata di arance Facile e gustosissima, la marmellata di arance si prepara con i seguenti ingredienti: 4 arance zucchero q.b (deve essere pari al 50% del peso delle arance) 2 stecche di cannella Come si prepara Per prima cosa tagliare la scorza delle arance. Ripulire i frutti facendo attenzione a eliminare totalmente la parte bianca perché è amara e tagliarli a pezzettini. A questo punto si dovrà aggiungere lo zucchero che si ricorda deve essere pari al 50% del peso delle arance pulite. Versare frutta e zucchero in una pentola aggiungendo le stecche di cannella. Mescolare e accendere il fuoco a fiamma alta per far cuocere il composto per almeno 45 minuti. Si dovrà aver cura di mescolare soprattutto gli ultimi minuti di cottura. Può essere normale che la marmellata resti un po’ liquida, ma niente paura, si addenserà una volta raffreddata. Come fare la marmellata senza zucchero Non a tutti piace la marmellata zuccherata o, ad esempio, molti non possono consumarla perché seguono un regime alimentare controllato. La soluzione c’è ed è in ogni caso gustosissima: la marmellata senza zucchero. Spesso ci si chiede cosa succede se non metto lo zucchero nella marmellata? Ecco, questa è la spiegazione: si avrà semplicemente una marmellata più light. Le soluzioni sono due: decidere di non utilizzare totalmente zucchero, il sapore della frutta saprà comunque allietare i palati, o inserire un dolcificante naturale come la stevia che non fa aumentare la glicemia e non contiene calorie. E una volta pronto il composto nei vasetti? Sarà carino coprire i tappi con dei coprivasetti e, perché no, regalare la marmellata a parenti e amici! A cosa serve il limone nella marmellata? Un’altra delle numerose domande sulla preparazione della marmellata che tutti si pongono è: a cosa serve il succo di limone nella marmellata? la risposta è semplice. Il limone è un ottimo antiossidante, quindi permette alla frutta non soltanto di non ossidarsi, ma anche di mantenere intatto il suo colore. Si tratta del segreto più utile per realizzare delle marmellate limpide.
Come fanno il miele le api e come viene prodotto in apicoltura
Come fanno il miele le api Il miele è uno degli alimenti più antichi e preziosi che l'uomo conosca, apprezzato per il suo sapore unico e per le sue proprietà nutritive e medicinali. In pochi, però, conoscono il complesso e straordinario processo attraverso il quale le api lo producono. Come e perché le api producono il miele e come avviene la lavorazione del miele? Queste sono soltanto alcune delle tantissime domande che tutti si pongono perché da sempre questo processo naturale affascina e incuriosisce per la sua precisione. Sicuramente servono le api preziose e laboriose, l’esperienza e la giusta attrezzatura da apicoltura per la produzione e l’estrazione di questa meraviglia naturale. Vediamo nel dettaglio come fanno il miele le api seguendo le fasi più importanti di un processo laborioso e lungo. Il lavoro delle api per produrre il miele Il miele è una sostanza dolce utilizzata sia in tavola che per le sue proprietà curative e viene prodotto dalle api seguendo alcune fasi ben precise, ma la più importante è quella iniziale, eseguita proprio da questi insetti impollinatori. Le api succhiano il nettare, cioè il liquido zuccherino secreto dai fiori per attirarle. Per farlo utilizzano la ligula e lo inseriscono nella sacca mellifica che si trova nel loro stomaco dove il nettare non viene digerito, ma semplicemente immagazzinato per essere utilizzato in momenti in cui il cibo scarseggia. Una volta giunta all’alveare l’ape bottinatrice passa il nettare alle altre api, prima di essere messo nelle celle esagonali in cera che un po’ tutti conoscono. A questo punto avviene la trofallassi, cioè la fase in cui il nettare viene arricchito e trasformato in miele nel passaggio tra le molte api presenti nell’alveare. Viene posto nelle celle, ma si tratta di un miele ancora molto liquido che viene asciugato durante la notte grazie all’aria calda e secca prodotta dalle api che sbattono le ali. Quando il miele raggiunge una consistenza ottimale e un contenuto di acqua inferiore al 20%, i piccoli insetti sigillano le celle con un sottile strato di cera d'api. Quanto tempo ci mettono le api a produrre il miele? Semplice, il tempo del processo che abbiamo appena spiegato, quindi, all’incirca una settimana per riempire un melario, una struttura in legno che contiene altri piccoli telai in cui le api depositano il miele. Ecco come fanno il miele le api! L’estrazione del miele Una volta che le api hanno svolto il loro importante ruolo, l’uomo si mette all’opera per estrarre il miele. Il processo di estrazione può iniziare soltanto quando tutte le celle sono chiuse con lo strato di cera, ciò significa che il processo delle api è davvero concluso. Il melario viene rimosso dall’arnia e portato in un laboratorio per procedere con l’estrazione vera e propria del miele. Per farlo vengono utilizzati degli appositi smielatori. Il miele che viene estratto con questi strumenti, viene poi filtrato e trasferito nei maturatori, dove viene lasciato a decantare. Così l’aria inglobata durante la centrifuga ed eventuali materiali estranei come, ad esempio, parti di api o residui di cera, salgono in superficie venendo poi rimossi. Per quale ragione l'apicoltore non toglie tutto il miele prodotto dall’arnia? Semplice, perché quel miele è per le api una scorta di cibo che servirà nei momenti in cui questo scarseggerà. L’apicoltore prende soltanto il miele dei melari senza danneggiare né le api, né le loro scorte. A questo punto il miele è pronto e può passare alle ultime fasi in cui sono importanti gli imballaggi e il confezionamento. E il polline? Spesso, quando pensiamo al processo di produzione del miele viene in mente il ruolo del polline, perché è di fondamentale importanza. A cosa serve il polline per le api? Come fanno le api a trasformare il polline in miele? Sono domande che ci poniamo spesso, ma le risposte che gli esperti danno sono semplici. Dai fiori, le api prendono il nettare e il polline. Con il nettare, come abbiamo visto, producono il miele; il polline, invece, è la sostanza proteica preziosissima che permette la riproduzione e la crescita all’interno dell’alveare. Su Vivi in Campagna, si possono trovare tutti gli strumenti utili per tutte le fasi di produzione ed estrazione del miele, inoltre è possibile anche contattarci, per telefono o tramite mail, per avere maggiori informazioni, sui nostri prodotti.
Come fare il burro in casa: ricetta e attrezzatura necessaria
Come fare il burro in casa C’è un ingrediente che è semplice quanto versatile, e che un tempo era fatto rigorosamente a mano. Stiamo parlando del burro, della bellezza di poterlo preparare con le nostre forze, anziché comprarlo già pronto. Basta la panna fresca per creare una piccola magia. La ricetta non è difficile, servono pochi ingredienti, ma gli strumenti giusti, come l’attrezzatura per fare il burro di Vivi in Campagna, il filtro per il formaggio in lino o il filtro in formaggio in poliestere. Scopri come fare il burro a casa, sia nella versione semplice sia come fare il burro chiarificato, senza planetaria o senza panna. Si può fare il burro in casa? Certo! Nulla ci vieta di preparare del burro morbido con le nostre mani. È un’esperienza indimenticabile, una di quelle che segnano e che potremo tramandare in famiglia. Ingredienti 500 ml panna fresca liquida Procedimento Mettere una ciotola in frigo mezz’ora prima per raffreddarla. Versare la panna fredda (da frigorifero) nella ciotola della planetaria. Montare la panna, fino a ottenere il composto a neve. Continuare a lavorare finché i liquidi e i grassi non si saranno separati. Mantenere la planetaria in azione per almeno 20 minuti per ottenere il burro. Spegnere la planetaria quando i grassi inizieranno ad attecchirsi alle fruste. Usare un colino per eliminare il latticello. Strizzare il burro con le mani fino a eliminare il liquido in eccesso. Dare la forma servendosi di uno stampo per il burro: il panetto è pronto. Fare il burro in casa dal latte Come fare il burro in casa dal latte? Il metodo con la panna fresca, lo anticipiamo, è consigliato rispetto a questa soluzione per un motivo: è più veloce. Invece, il procedimento con il latte è molto più lungo, poiché subentra il processo di affioramento. L’ingrediente da usare in questo caso è il latte fresco e non pastorizzato, quindi il latte crudo, in quanto è molto più grasso. Aggiungiamo, inoltre, che per ottenere 100 grammi di burro sono necessari 2 litri di latte crudo. Aggiungiamo che si può preparare il burro utilizzando il siero di latte, che si ottiene separando la panna dal siero. Come fare il burro chiarificato? Vediamo ora il modo corretto per fare il burro chiarificato, detto anche burro ghee: questo prodotto è particolarmente amato da coloro che apprezzano friggere con il burro. Il suo punto di fumo è di 170 °C, ben 40 °C in più rispetto al tradizionale. Per prepararlo, ce ne occorre 1 kg. Spezzare il burro con le mani. Fondere ogni pezzetto in un tegame a bagnomaria. Cuocere a fuoco dolcissimo fino a quando la sostanza acquosa sulla superficie non sarà totalmente evaporata. Non mescolare il liquido durante l’operazione. Foderare un imbuto con garza sterile a maglie strette. Versare il liquido in una bottiglia prestando attenzione alla caseina, che tende a depositarsi sul fondo. Non appena si sarà solidificato, il burro chiarificato sarà pronto. Come fare il burro senza panna Il burro si può fare in tantissimi modi: sì, persino senza panna, come abbiamo visto, servendosi del latte crudo o del siero di latte. Per chi è intollerante al lattosio, c’è la possibilità di preparare il burro senza lattosio, che è anidro, ovvero senz’acqua, con una percentuale di 99,8 di grassi. Risulta molto simile al burro chiarificato. Come fare il burro in casa senza planetaria L’attrezzo per fare il burro in casa è di solito la planetaria, oppure l’apposita macchinetta per burro: è possibile preparare questo ingrediente senza? Sì, possiamo semplicemente ottenere il burro montato grazie alle fruste elettriche, quindi uno sbattitore da cucina. Come aromatizzare il burro? Volendo, si può produrre anche il burro aromatizzato o burro salato: esistono tante alternative di questo prodotto, e le ricette da seguire sono molteplici. Basta ammorbidire 200 grammi di prodotto per poi mescolarlo agli aromi preferiti. Si può provare con la menta, il basilico, persino lo Champagne o il cioccolato, a seconda della ricetta che si desidera realizzare. Non ci sono limiti in cucina, ed è questo il bello: con un pizzico di creatività, si possono servire a tavola dei prodotti fatti a mano, proprio come una volta, come facevano le nostre adorate nonne. Il consiglio che diamo è di attrezzarsi per tempo: basta avere tutti gli strumenti necessari per fare il burro a casa, e Vivi in Campagna ti dà l’occasione di metterti alla prova.
Come fare il vino: guida alla vinificazione domestica
Come fare il vino: guida alla vinificazione Bere un buon bicchiere di vino è il sogno di tutti gli amanti della bevanda di Bacco. Ma bere un bicchiere di vino fatto nella propria casa… è un vero e proprio desiderio. Come fare il vino a casa? Quali sono i passaggi e le fasi di vinificazione? Con i kit vendemmia per fare il vino di Vivi in Campagna, è del tutto possibile: l’uso è talmente semplice e intuitivo che sono ideali anche per chi è alle prime armi e vuole cimentarsi nella produzione. Sveliamo alcuni trucchi del mestiere per una bevanda da portare a tavola con estremo orgoglio. Quali sono le fasi di vinificazione? Con vinificazione, si intende il processo che trasforma il mosto in vino: prevede più fasi, dalla coltivazione alla maturazione, e ogni scelta caratterizza e influenza il risultato finale. Vediamo nel dettaglio quali sono i passaggi per fare il vino. Coltivazione dell’uva Per un buon vino di qualità, si parte sempre dalla materia prima, quindi dalla coltivazione dell’uva. In tal senso, è fondamentale tenere conto di numerosi fattori, tra cui il territorio, il tempo di maturazione del vitigno, l’uso di prodotti, tra cui concimi e fertilizzanti. Scopri tutti i prodotti di cui hai bisogno pensati per l’enologia di Vivi in Campagna! Questo è un momento di convivialità: la vendemmia, da fare insieme ad amici e parenti, un’attività ricreativa che porta indietro nel tempo. Il contenuto zuccherino aumenta in base al tempo in cui l’uva resta nella pianta. Per esempio, per chi vuole fare il vino bianco a casa, la vendemmia è più precoce rispetto ai vini che vengono destinati all’invecchiamento. In questa fase avrai bisogno dei migliori prodotti professionali, come cassette e mastelli in plastica. Scopri tutte le dimensioni su Vivi in Campagna! Chiaramente la vendemmia non avviene in ogni periodo dell’anno, ma tra i mesi di agosto e settembre, aspetto che varia in base al grado di maturazione e alla tipologia. Pigiatura La fase antecedente alla fermentazione è la pigiatura: seguendo l’antico metodo, si fa con i piedi, ma oggi esistono macchine enologiche che permettono di ottimizzare i tempi e ottenere ugualmente un risultato soddisfacente. Ogni vino va valutato caso per caso. Per esempio, determinati prodotti richiedono la diraspatura, che consiste nell’eliminazione di raspi e vinacciole (ovvero i semi). Fermentazione Per fare un buon vino naturale, la fase di fermentazione è essenziale. In tal senso occorre un fermentatore: questo passaggio è previsto sia per la produzione di vini rossi quanto per quelli bianchi. Esplora i prodotti chimici ed enologici di Vivi in Campagna se hai bisogno di lieviti e fermenti specifici per il vino fatto in casa. Sai quanti giorni deve fermentare l'uva per fare il vino? Più nel dettaglio, quanto tempo deve stare il mosto nel tino? Il mosto deve fermentare per un periodo che va dai 7 ai 10 giorni, con la fase iniziale che dura fino a 36 ore, la fase tumultuosa (7 giorni) e la fase lenta. Vini bianchi: raspi, bucce e semi vengono rimossi prima della fermentazione; Vini rossi: le componenti solide non vengono tolte. Da non dimenticare la temperatura di fermentazione, mai inferiore ai 18 °C. In questo caso è possibile l’uso di macchinari per mantenerla in modo costante nel tempo. Imbottigliamento L’invecchiamento del vino differisce in base alla tipologia. Se nel caso dei vini bianchi parliamo di un tempo minimo, quelli rossi possono richiedere fino a 5 anni. Cosa fare prima di imbottigliare il vino? Riposa nelle damigiane e una volta al mese può avvenire il travaso, così da eliminare impurità e residui depositi sul fondo. L’imbottigliamento è la fase successiva: la bottiglia deve essere rigorosamente di vetro, con apposito tappo in sughero per la protezione. Scopri i migliori tappi in sughero naturale. Attenzione allo stoccaggio: ogni bottiglia deve essere accuratamente conservata in un ambiente fresco e mai umido, con una temperatura di circa 15 °C. La posizione è altresì fondamentale: per i primi dieci giorni, le bottiglie devono essere conservate in verticale. Un consiglio per consentire il dilatamento dei tappi. Strumenti utili per fare il vino in casa Fare il vino a casa è di certo un’esperienza e sono tantissime le cose da sapere prima di iniziare. È un’avventura, ma è anche il modo migliore per regalarsi la bevanda di Bacco realizzata con le proprie mani. Su Vivi in Campagna, si possono trovare comodissimi kit per fare il vino, che racchiudono tutti i prodotti in un unico acquisto. In aggiunta sono presenti serbatoi in acciaio inox, e ci mettiamo a disposizione della clientela per realizzare cantine su misura, seguendo unicamente esigenze e bisogni. Disponiamo inoltre di un’ampia gamma di prodotti per la vinificazione, come botti in legno, cantinette e porta bottiglie, o ancora macchine ecologiche e prodotti chimici ed enologici. Invitiamo a contattarci per ricevere una consulenza su misura su come fare il vino naturale a casa senza stress!